basta cambiare punto di vista

Pubblicato il da stopicciosa

art-iphone-japan-photography-station-subway-5ade9a6b609ec21.jpgHo sempre visto le stazioni come luogo dove salutare qualcuno. Di solito accompagno chi parte, o sono io stessa a partire e in questo caso preferisco andarci da sola.

Poche volte faccio i tempo ad andare  a prendere qualcuno.

I miei ritardi sono proverbiali quasi quanto quelli di Trenitalia :) .

Ma oggi sono riuscita ad arrivare in tempo per prendere una cara amica.

Anzi a dirla tutta io ero in anticipo e il suo treno era in ritardo. Ho avuto il tempo di guardari intorno e notare cose che da tempo non vedevo.

Ho letto l'attsa negli occhi e nelle mani di 2 ragazzi estremamente diversi tra loro.

Uno esile, palesemente timido non avrà avuto più di 18/19 anni, molto curato nel vestire e nei particolari. Era fermo, attento all'inizio del binario, s'è mosso poco e scrutava l'orizzonte cercando la luce che annunciava l'arrivo del treno. L'altro sulla trentina, molto più sportivo e palesemente dall'accento campano, più agitato, sempre in movimento. Ha dato consigli ad un anziana coppia che aveva perso un treno, pronto ad aiutare ma senza alcuna voglia di alontanarsi più del dovuto da quel pezo di marciapiede dove a breve sarebbe arrivato qualcuno. 

Un bambino sui 10 anni vicino alla madre non s'è fermato un attimo ed è partito di corsa appena il treno s'è fermato al binario.

Il treno è arrivato lentamente, un intercity più logoro del dovuto, in arrivo da Taranto con soli 5 min di ritardo.

Piano piano hanno cominciato a sfilare passeggeri di diverso tipo, giovani donne sopratutto.

Stili e colori multipli, non sempre convincenti a dirla tutta.

I due ragazzi fermi sulle loro postazioni, con  lo sguardo fremente e curioso.

Mi sono chiesta per tutta la mia attesa chi stessero aspettando, distratta dalle loro espressioni.

Il bambino, per primo, è saltato al collo di una donna abbastanza giovane, sportiva ed estremamente simile alla madre.

Un treno può contenere davvero una moltitudine d'umanità, chi sa cosa muove al viaggio, al ritorno o alla scoperta.

Finalmente uno dei due ragazzi inizia a sorridere. Resta fermo. Capisco perchè, la ragazza che sta aspettando è una militare, prova a tenere il passo fermo ma man mano che i metri si accorciano, il suo passo si allunga, nonostante i bagagli...provano entrambi  a  trattenersi ma non ci riescono, l'abbraccio è liberatorio.

Intanto il ragazzo che sembrava così timido e fermo comincia a correre in contro alla persona aspettata, si fermano proprio di fonte a me. Forse amici, forse parenti ma sicuramente felici di vedersi. Un sorriso sincero, un abbraccio forte, sentito, che trasmette calore e affetto. 

Intanto la mia amica, come da tradizione e sul fondo, tranquilla.

Non la vedo da qualche giorno, il suo è stato un viaggio veloce ma questa volta volevo andrle in conto, m'è mancata e volevo farglielo sapere.

Non so perchè ma mi ha fatto bene, probabilmente non ho visto o voluto vedere molto altro. Per questa volta mi sono goduta il ritorno.

 

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