Mi piace ricordarlo così, Pier Paolo Pasolini
"L'Italia – al di fuori naturalmente dei tradizionali comunisti – è nel suo insieme ormai un paese spoliticizzato, un corpo morto i cui riflessi non sono che meccanici. L'Italia cioè non sta vivendo altro che un processo di adattamento alla propria degradazione. [...] Tutti si sono adattati o attraverso il non voler accorgersi di niente o attraverso la più inerte sdrammatizzazione"
Questo scriveva quasi trent'anni fa uno egli intellettuali italiani più amati/odiati del secolo scorso.
Uomo e Artista, Vittima e Carnefice.
Durante l'adolescenza lo vedevo come un mito, ho letto i suoi libri e all'università me ne hanno parlato come un visionario, l'ho abbandonato e ritrovato tante volte sul mio cammino.
Ci sono luci che omnre sulla vita di un uomo e nella sua arte.
Ha comunicato la raltà di un paese ancora non formato, di una socetà divisa, nato nel '22 con il fascismo ne è stato avversario e spettarore attivo della rinascita di una nazione che non sapeva di esserlo. Ha raccontato i giovani, la periferia, la politica e il moralismo.
Malinconico e realista più di molti altri.
Mi piace ricordarlo con "Le Nuvole"
mi piace ricordarlo con "Medea"
Mi piace ricordare un uomo che credeva nella comunicazione, che diffondeva il suo pensiero e la sua cultura.
Un uomo che pur essendo al centro della vita sociale era ai margini.